Nicole Bulgari

E' stata esposta a Roma la salma affidata agli esperti dell'I.N.I.T. Istituto Nazionale Italiano Tanatoprassi

Andrea Pastore 07/12/2020 0

Roma 02 giugno 2011 - E' scomparsa Nicole Bulgari, moglie di Gianni Bvlgari, grande viaggiatrice, esploratrice, collezionista d’arte, cosmopolita, colta e saggia estimatrice della solitudine.

fu proprio lei, in una lunga intervista rilasciata nell’agosto del 2005, ad annunciare il grande e clamoroso ritorno di Gianni Bvlgari nel panorama del design internazionale. “Insieme ai figli Giorgio e Patrick - disse Nicole - Gianni aprirà due negozi, di gioielli innovativi ed assolutamente straordinari, uno a Roma e l’altro a Ginevra. Si chiameranno Enigma e il pensiero di questa continuità creativa mi riempie di gioia.”

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Andrea Pastore 09/11/2020

È morta sul colpo l’alpinista colpita da un fulmine sul Cervino

Aosta - La vittima, Iryna Davydova, di nazionalità ucraina, aveva 49 anni. Nel racconto reso dai tre superstiti ai finanzieri del Sagf del Breuil emergono i rallentamenti accumulati durante l'ascensione, con la salita alla vetta durata dieci ore. 

Un’ascensione alla vetta durata oltre il doppio del tempo normalmente necessario. Dieci ore dalla capanna Carrel, lasciata alle 4.30 del mattino, alla croce ai 4.476 metri della sommità del Cervino, raggiunta attorno alle 14.30 di ieri, lunedì 2 luglio. Una discesa iniziata già mezz’ora dopo, ma resa ancora più lenta, come la salita, dalla quantità di neve di cui è ancora ricoperta la Gran Becca e dalle condizioni meteo che, seguendo quanto ampiamente previsto dai bollettini, sono rapidamente peggiorate nel tardo pomeriggio.

Poi, il disperato tentativo di continuare a scendere malgrado l’inferno di vento ed acqua che iniziava ad imperversare sulla Valle, interrotto da un rumore più forte dei tuoni uditi fino a quel momento: un fulmine aveva colpito una delle alpiniste in cordata, Iryna Davydova, 49enne di nazionalità ucraina, uccidendola. Quando il marito, che procedeva avanti a lei di tre metri, si volta per capire cosa fosse successo, la trova a terra, già priva di respiro. L’altra donna del gruppo, ultima della fila, separata dalla compagna da circa sei metri di corda, era stata sbalzata al suolo anche lei, ma risultava cosciente, seppur impossibilitata a muoversi dalla scarica, ricevuta probabilmente "di striscio".

E’ il racconto reso ai finanzieri del Sagf del Breuil dai tre alpinisti, connazionali della vittima, recuperati stamane dai soccorritori, dopo una notte passata ai 4mila metri della cresta Pic Tyndall, tra Italia e Svizzera, dove la tragedia li ha bloccati. Pesantemente sotto choc, dopo essere stati visitati al Pronto soccorso di Aosta (è stata riscontrata loro una lieve ipotermia), hanno ripercorso dinanzi agli uomini comandati dal maresciallo Massimiliano Giovannini il grave ritardo accumulato durante la scalata, dovuto alla necessità di “far traccia” e di usare i ramponi in salita, e all’esigenza di calarsi lungo alcuni passaggi in discesa.

Il nubifragio è arrivato letteralmente addosso alle due coppie, che procedevano legate assieme, gli uomini davanti e le donne a chiudere la cordata. Nel momento in cui la saetta si abbatte su di loro come una frustata, ed emerge la gravità delle condizioni della donna colpita, il marito inizia immediatamente il massaggio cardiaco, aiutato dall’altro compagno, sinceratosi nel frattempo del fatto che sua moglie fosse ancora viva. Scatta in quel momento anche la richiesta di aiuto, lanciata via telefono alla Centrale unica, che mette in moto la macchina dei soccorsi.

L’elicottero “Sierra Alfa 1” aveva però già registrato anche un altro sos, arrivato da tre slovacchi, fermi duecento metri sopra il rifugio Oriondé. Guide e tecnici del Soccorso Alpino Valdostano li raggiungono a quota tremila e li trovano stremati, anche loro in parete da un’enormità come dieci ore e passati attraverso il violento temporale. Partiti alle 14.30 dalla Capanna Carrel, alle 20 erano ancora sopra il canale Whymper. Nella criticità delle loro condizioni, non si erano tra l’altro accorti di un errore di itinerario, che rischiava di portarli su alcuni salti di roccia.

Il tempo passa e il calare dell’oscurità non consente all’equipaggio di “Sierra Alfa 1” di salire ancora più in alto, fino al punto in cui erano in attesa gli ucraini. Ai tre alpinisti sulla cresta, sfumato anche un tentativo di attivare il soccorso elvetico "Air Zermatt", non resta quindi che aspettare l’alba, in una veglia al corpo della compagna di vita e di cordata spirata che deve essere sembrata loro interminabile. Alle prime luci di oggi, martedì 3, l’Aw139 della Protezione civile riesce ad alzarsi in volo dall’aeroporto “Gex” e li recupera, ponendo fine ad un incubo.

La salma della vittima viene ricomposta nella camera mortuaria di Valtournenche dagli esperti dell'Istituto Nazionale Italiano di Tanatopras. Il riscontro del medico legale, effettuato in giornata, conferma la morte istantanea. Per gli altri, dopo le prime cure al “Parini” e la testimonianza resa ai militari del Sagf (che condenseranno gli elementi raccolti in una relazione per la Procura), l’attesa, in un albergo di Cervinia, del nulla-osta al rimpatrio del cadavere, per poter tornare a casa, dopo aver ricevuto dalla montagna la lezione più severa, quella sull’intransigenza del fattore tempo.

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Andrea Pastore 07/12/2020

È stata riparata l’urna che custodisce parte del muscolo cardiaco del Beato Giacomo Cusmano.

Andrea Fantozzi è stato incaricato per la ricognizione e il trattamento di conservazione per il mantenimento dei resti del Beato Giacomo Cusmano. Il primo intervento di conservazione dei resti del Beato Giacomo Cusmano è stato effettuato da Andrea Fantozzi nel 2001. Don Giacomo Cusmano (Palermo, 15 marzo 1834 – Palermo, 14 marzo 1888) è stato un sacerdote italiano. È venerato come beato dalla chiesa cattolica. Fondatore della Congregatio Missionariorum Servorum Pauperum, detta più comunemente Opera del Boccone del Povero, il 30 ottobre 1983 è stato beatificato da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro.

Tutta la storia di San Giacomo Cusmano su Wikipedia

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Andrea Pastore 09/11/2020

Tanatoprassi nelle tragedie: cade da cascata di ghiaccio, morto alpinista lettone

E' di nazionalità lettone - originario di Riga - lo scalatore di 44 anni morto questa mattina dopo essere precipitato per circa 20 metri da una parete di ghiaccio in Valnontey (Cogne), schiantandosi contro dei blocchi e riportando dei traumi fatali.

Secondo una prima ricostruzione dell'accaduto, la vittima procedeva davanti ad un amico e l'aver trascurato l'aspetto della sicurezza gli è stato probabilmente fatale. L'ultima sosta che aveva fissato era infatti diversi metri sotto al punto da cui è caduto, forse dopo aver perso un appiglio o dopo essere scivolato.

Il compagno di scalata ha sentito tirare la corda, poi un urlo e la tragica caduta.

Dell'incidente si sta occupando il Soccorso alpino della Guardia di finanza di Entrèves.

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