Ildefonso Schuster

Andrea Fantozzi dell'I.N.I.T. Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi ha completato con successo il completo restauro del corpo del Cardinale Ildefonso Schuster oggi visibile presso l'Altare della Virgo Potens nel Duomo di Milano.

Andrea Fantozzi 24/11/2020 0

Il Cardinale Ildefonso Schuster Nacque a Roma il 18 gennaio 1880 da Giovanni (Johann), sarto bavarese (al servizio della corte pontificia prima come caposarto per i reparti degli Zuavi pontifici, poi come sarto del Quartiere della Guardia Svizzera Pontificia), e Maria Anna Tutzer, di Renon, sudtirolese. Rimasto presto orfano di padre, ed essendo molto dotato nello studio, entrò nello studentato di San Paolo fuori le mura per merito del Barone Pfiffer d’Altishofen. Negli anni successivi si laureò in filosofia al Collegio Pontificio di Sant'Anselmo a Roma, divenne monaco benedettino e il 19 marzo 1904 venne ordinato sacerdote nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Monaco ed abate

Monaco benedettino nell'abbazia di San Paolo fuori le mura, in seguito divenne procuratore generale della Congregazione Cassinese, priore claustrale e nel 1918 abate ordinario di San Paolo fuori le mura.

Fece parte di Amici Israël, una lega cattolica internazionale contro l'antisemitismo e il razzismo, in cui militavano anche molti ebrei convertiti.

Arcivescovo di Milano

Fu nominato da Papa Pio XI arcivescovo di Milano il 26 giugno 1929 ed insignito della berretta cardinalizia il 15 luglio 1929. Nel 1930 nomina vicario generale della diocesi Giacinto Tredici, che era stato uno dei fondatori della Rivista di Filosofia Neoscolastica, che sarà poi Vescovo di Brescia dal 1934.[1]

A Milano, tra le tante cose, appena giunto in diocesi nel 1929, fondò l'Unione Diocesana Decorati Pontifici (attuale ADAS, Associazione Decorati Apostolica Sede) che riunsce tutte le personalità laiche o religiose insignite di un'onorificenza pontificia. Lo stesso Schuster venne onorato del cavalierato di gran croce dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

La veste del cardinale Schuester nel Tesoro di Sant'Ambrogio, Milano

Governò la diocesi in tempi difficili per Milano e per l'Italia. Prese come modello uno dei suoi predecessori più illustri, San Carlo Borromeo: si dimostrò assiduo nell'effettuare le visite pastorali nella diocesi che nei venticinque anni del suo episcopato svolse ben cinque volte. Numerose sono le sue lettere al clero e al popolo, le minuziose e dettagliate prescrizioni specialmente in ordine al decoro del culto divino e i frequenti sinodi diocesani; durante il suo episcopato si contano inoltre due congressi eucaristici. Ristrutturò, su incarico di Papa Pio XI, i seminari milanesi mediante la costruzione del Seminario Teologico e Liceale di Venegono Inferiore, inaugurato nel 1935.

Come quasi tutto il mondo cattolico italiano, Schuster si illuse che attraverso la collaborazione la Chiesa potesse cristianizzare il fascismo (ne fa fede una lettera precedente il Concordato e la nomina ad arcivescovo), facendo ad esempio celebrare una messa di ringraziamento nel 1935, all'indomani dell'invasione dell'Etiopia da parte delle truppe italiane, perché Dio proteggesse quelle stesse truppe che nella sua ottica avrebbero contribuito ad una sempre maggiore diffusione del cristianesimo anche nei paesi "non ancora cristianizzati".[2]

Schuster abbandonò tale illusione a seguito dell'approvazione delle Leggi razziali fasciste tra settembre e novembre 1938. Il 13 novembre 1938 il cardinale Schuster dal pulpito del Duomo di Milano, per l'inizio dell'Avvento ambrosiano, pronunciò un'omelia che condannava tali provvedimenti, denunciandone l'ideologia neo-pagana:

« È nata all'estero e serpeggia un po' dovunque una specie di eresia, che non solamente attenta alla fondamenta soprannaturali della cattolica Chiesa, ma materializza nel sangue umano i concetti spirituali di individuo, di Nazione e di Patria, rinnega all'umanità ogni altro valore spirituale, e costituisce così un pericolo internazionale non minore di quello dello stesso bolscevismo. È il cosiddetto razzismo[3]. »

Il testo integrale dell'omelia fu pubblicato il 15 novembre in prima pagina dal quotidiano cattolico L'Italia; il direttore Sante Maggi pagò il gesto con la rimozione dalla carica per evitare la chiusura del giornale, nonostante la difesa di Schuster, che a sua volta fu considerato dal regime un traditore e un antifascista.

Di lui scrisse David Maria Turoldo:

« Sbagliano coloro che lo pensano coinvolto nel fascismo o altro. Schuster non era né fascista, né antifascista: e non era neppure neutrale. Schuster era un monaco e basta. Monaco è uno che ha solo Dio in testa. Un "monaco in battaglia" dopo essere stato "soldato nel monastero". »

Schuster partecipò al conclave del 1939, che elesse papa il cardinale Eugenio Pacelli (Papa Pio XII).

Durante il periodo bellico sostiene attivamente la Carità dell'Arcivescovo, dando il primo incarico di responsabile a Carlo Bianchi, il quale aveva avuto l'idea da una sua lettera pastorale. Carlo Bianchi morirà a Fossoli, fucilato.

Alla caduta della Repubblica Sociale Italiana promosse un incontro in Arcivescovado tra Benito Mussolini e i rappresentanti partigiani, nel tentativo di concordare una resa senza spargimento di sangue. Propose anche a Mussolini di fermarsi in Arcivescovado, sotto la sua protezione, per poi consegnarsi agli Alleati. Il Duce però rifiutò, preferendo tentare la fuga.

Quando il 29 aprile 1945 i corpi fucilati di Mussolini e degli altri gerarchi fascisti furono appesi in piazzale Loreto, Schuster informò Riccardo Lombardi, prefetto su nomina del Comitato di Liberazione Nazionale, che egli stesso «in porpora» avrebbe dato la benedizione alle salme «perché si deve aver rispetto di qualsiasi cadavere». Allo stesso modo il 14 agosto 1944, quando i tedeschi avevano trucidato quattordici partigiani e avevano abbandonato i corpi nello stesso luogo, Schuster aveva scritto all'ambasciatore tedesco chiedendo che i cadaveri fossero rimossi, «altrimenti sarebbe andato lui a trasportarli».

Dal 1952 al 1953 fu il primo presidente della Conferenza episcopale italiana (C.E.I.), nata a Firenze l'8 gennaio 1952.

Anziano e malato, si ritirò nel dopoguerra nel seminario di Venegono, dove si spense il 30 agosto 1954.

[modifica] La memoria

Il suo corpo, nel Duomo di Milano

Il processo diocesano di canonizzazione venne aperto il 30 agosto 1957, dopo appena tre anni dal decesso del cardinale, promosso dall'allora Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, e si concluse il 31 ottobre 1963. All'apertura della tomba del cardinale Schuster il 28 gennaio 1985, il suo corpo venne ritrovato intatto ed egli venne beatificato il 12 maggio 1996 da Giovanni Paolo II.

Nel 2006 l'Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID) ha intitolato una borsa di studio in suo onore.

Sorte simile ha riguardato il parco antistante la Basilica di San Paolo a Roma, che porta il suo nome.

Nel Santuario di Chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso a Milano, in una teca all'ingresso sono esposti dei paramenti del Cardinale ed il calco, fatto alla morte, del viso e della mano, effettuato dallo scultore don Marco Melzi dell'Istituto Beato Angelico di Milano.

A Milano, in via Feltre 100, dal 1954 vi è il Centro Giovanile Cardinale Schuster, fondato dal padre gesuita Ludovico Morell.

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