Cadavere di una donna trovato sullo yacht, festa alcolica finisce in tragedia

Dopo tutti gli accertamenti di rito la salma affidata all'Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi per la conservazione del corpo per il consueguente rimpatrio della salma in Inghilterra.

Andrea Pastore 09/11/2020 0

Una donna straniera, di carnagione bianca, trentenne, è stata trovata morta nella cabina di uno yacht ormeggiato in Calata Anselmi, a Imperia.

A trovare il cadavere, questa mattina, sono stati alcuni membri dell’equipaggio che hanno allertato i soccorsi. La centrale operativa del 118 ha inviato sul posto l’automedica e un equipaggio della Croce Bianca, ma per la donna non c’era più nulla da fare. Sul caso indagano i carabinieri.

Sarebbe scivolata dalla scala che dalla cucina conduce alla sua cuccetta, la donna trovata morta a Imperia nello yacht La Polonia, battente bandiera maltese. La morte, secondo il medico legale e gli investigatori sarebbe dovuta alla caduta. Per gli investigatori la morte è accidentale. La vittima è inglese, aveva 33 anni e faceva parte dell’equipaggio con il ruolo di responsabile dell’equipaggio.

La donna aveva partecipato ad una festa a bordo dello yacht durante la quale, secondo le testimonianze raccolte, avrebbe bevuto diversi bicchieri di superalcolici, tanto che un suo collega l’avrebbe aiutata a sorreggersi. Poi la donna, da sola, avrebbe imboccato la scala per tornare in cabina, avrebbe perso l’equilibrio sulla scala rapida finendo per cadere. Nella caduta avrebbe battuto la testa in modo fatale.

La salma dopo le disposizione dell’autorità giudiziaria è stata affidata all'I.N.I.T Istituto Nazionale Italiano di tanatoprassi per la preparazione del corpo per il rimpatrio in Gran Bretagna. Nel frattempo, le autorità italiane hanno contattato quelle di Malta per informarle dell’accaduto come previsto dal diritto del mare in questi casi per imbarcazioni che si trovano in acque straniere.

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Andrea Pastore 09/11/2020

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29 Agosto, 2017 - TRENTO. L'adrenalina di un volo con la tuta alare, lanciandosi dalla cima della Paganella per atterrare vicino alla chiesa di Zambana Vecchia, si è trasformata in tragedia per un giovane ventiseienne che ha trovato la morte finendo il suo volo in modo tragico in un canalone a circa 800 metri di altezza ieri mattina. Benjamin Robert Dummett, australiano, faceva parte di un gruppo di tre basejumper (un altro australiano, Joshua Noel Richerds, e un meranese residente in Svizzera, S.J.B. le sue iniziali) che si sono lanciati dalla zone delle antenne con destinazione, appunto, Zambana vecchia. Solo uno dei tre, l’altoatesino che vive in Svizzera, è però riuscito a raggiungere la destinazione e quando si è accorto che i compagni non arrivavano ha subito lanciato l'allarme, telefonando al 112. Sono quindi scattate subito le operazioni di soccorso per la ricerca dei due dispersi. Alle operazioni hanno partecipato un elicottero di Trentino Emergenza e le squadre, per un totale di una ventina di uomini, dell'area operativa Trentino centrale del Soccorso alpino. Presenti anche i vigili del fuoco volontari di Zambana, i carabinieri di Trento e un'ambulanza del 118. Joshua Noel Richerds è stato trovato ferito verso le 13 e 30 in una zona impervia. È stato recuperato con il verricello e portato in elicottero immediatamente all'ospedale Santa Chiara. Presenta diversi traumi ma non è in pericolo di vita.

Terribile, invece, il destino per Benjamin Robert Dummett: dopo una ricerca durata un paio d'ore - effettuata anche con l'aiuto dell’amico illeso, che è stato fatto salire sull'elicottero per indirizzare i soccorritori verso i possibili luoghi dove trovarlo - è stato trovato cadavere a circa 800 metri di quota in un canalone, in una zona molto impervia, tra i laghi di Lamar e Zambana vecchia, poco distante dal sentiero Sat 680. Probabilmente la causa dell'incidente mortale va ricercata in una discesa troppo radente che si è conclusa in uno scontro ad altissima velocita con gli alberi e la successiva rovinosa caduta nel canalone. In pratica la deduzione più logica è che non è riuscito a riprendere quota per scollinare e scendere poi fino a Zambana vecchia. «Bastava pochissimo, bastava volasse qualche metro più alto e se la sarebbe cavata», afferma il pilota dell'elicottero Bruno Avi. Da tenere presente che alla massima velocità chi vola con la tuta alare arriva a superare i 250 km all’ora. Basta una minima disattenzione o una corrente imprevista troppo forte per deviare dalla rotta programmata. Non è il primo incidente mortale che si verifica in questa zona. Un anno fa un tedesco, anche lui partito dalla Paganella indossando la sua tuta alare, si schiantò poco prima dell'atterraggio perdendo la vita nell'impatto. La salma è stata portata nella cappella mortuaria del cimitero di Lavis dove gli esperti dell'istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi hanno provveduto alla ricomposizione e alla conservazione del corpo, la salma dopo è stata messa a disposizione dei familiari che dopo le necessarie pratiche burocratiche potranno riportare il loro caro in patria per dargli l'ultimo saluto.

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