Tanatoprassi

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01/12/2010 - L'IMBALSAMATORE DEI GRANDI

La morte ti fa bella, per parafrasare un vecchio film, ma non si tratta di truccatori post mortem come vanno alla grande negli Stati Uniti. Ci pensa, in questo caso, occorre dirlo, Andrea Fantozzi, fondatore nel 1990, dell’I.N.I.T., Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi. Un metodo italiano introdotto dallo stesso ideatore ormai quasi venti anni fa. E’un trattamento per conservare il corpo dopo la morte da effettuarsi nelle ore immediatamente successive al trapasso per il tramite di una iniezione di fluido disinfettante e di conservazione . Così fermandosi la decomposizione per diverse settimane, il corpo del defunto torna a una immagine integra e i suoi familiari ne trovano conforto. E non solo. Fantozzi, precursore e innovatore del settore funerario, con la tecnica della tanatoprassi è ormai un uomo conosciutissimo tra la gente comune, ma soprattutto tra i “famosi”, quelli veri. A lui, infatti, si sono affidati dopo la morte personaggi del calibro di Papa Woityla, Benetton, Pavarotti, Pininfarina, Chiara Lubich, Cremonini e…indovinate anche da chi è stato contattato? Dall’ambasciatore americano a Roma per “sistemare” esteticamente e conservare il corpo di Michael Jackson nei giorni successivi alla morte improvvisa della rockstar. L’autore nel suo libro ci racconta un mondo sconosciuto ai più, ma ricco di curiosità, storie inedite, scenari inaccessibili che possono interessare anche chi non è un addetto ai lavori. Personaggi famosi e non testimoniano perché sono ricorsi alla tanatoprassi, quale giovamento, psicologico, ne hanno tratto. Un racconto, il libro di Andrea Fantozzi, sulla quale vale la pena soffermarsi per comprendere la filosofia del dopo la morte. Il filo conduttore che ha mosso in questo campo Fantozzi è sempre stato quello della ricerca del conforto dei familiari del proprio caro nel dare l’ultimo saluto. Perché convinto assertore che l’elaborazione del lutto parta proprio da qui. Sono sue le proposte dei corsi di formazione della tanatoprassi e della costruzione – anche in Italia – delle case funerarie, ovvero la possibilità di trovare una sede appropriata per i familiari del defunto dove poter esprimere sentimenti, dolore ma anche luogo di culto nel quale salutare il proprio caro anche a seconda della religione professata o no. Tanto per citare i numeri: i partecipanti ai corsi I.N.I.T e gli iscritti all’A.I.T. Associazione Italiana di tanatoprassi superano abbondantemente le 600 unità - ma soprattutto nell’affermarsi delle case funerarie in Italia , e ai servizi di tipo tanatopratico presenti oggi nel settore, divenute “uno strumento di lavoro” del tutto innovativo nel loro genere. Il filo conduttore delle due esperienze è lo stesso: quello di offrire un servizio e degli strumenti di approfondimento e studio, che possano contribuire ad aiutare non solo gli operatori ma anche le famiglie italiane. Un riferimento a un paio di cifre, a questo punto non guastano. Ogni anno nel nostro paese vengono a mancare mezzo milione di persone ;attorno a questa realtà operano da un lato gli addetti di alcune decine di migliaia di strutture sanitarie e dall’altro circa 6.000 aziende funerarie per un numero di dipendenti che si avvicina a 30.000 unità. Ci sono poi le strutture cimiteriali,gli istituti di medicina legale, etc. Insomma, pur nel doveroso rispetto del dolore, stiamo parlando di un settore che coinvolge direttamente decine di migliaia di operatori. Eppure dal punto legislativo per le attività funerarie è Far West.